Il Sulcis, tesori nascosti


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Mar18

Il Sulcis, tesori nascosti

Blog, Escursioni no responses

Nel Sulcis Iglesiente, estrema punta sudoccidentale della Sardegna, la natura esplode accanto ai resti delle antiche minieri. È un territorio superlativo per tutti gli appassionati delle due ruote, d’asfalto ma soprattutto di fuoristrada. 

La fuga possibile dalla città alla spiaggia.

Il nostro itinerario nasce dal desiderio di un weekend che permetta davvero di staccare e di ritrovarsi, nel giro di poche ore, dall’insoffernza di un incrocio congestionato dal traffico alla solitudine di un sentiero che porta al mare. Con un minimo di programmazione è possibile prenotare un volo tra le tante offerte low cost che collegano gli aeroporti italiani a quello di Cagliari. Dal capoluogo sardo in un’ora e poco più si percorre la settantina di chilometri che portano al sulcis. A Gonnesa abbiamo individuato una struttura ideale per le nostre esigenze: un bed&breakfast con un piccolo noleggio di moto da enduro e un proprietario che ci ha permesso di andare alla scoperta della zona. Un’esperienza alla portata di piloti di ogni livello.

Da non perdere.

La più straordinaria opera di ingegneria mineraria presente in Sardegna. Il sito minerario è situato lungo la costa sud-occidentale della Sardegna, presso la località di Masua (Iglesias). È visitabile esclusivamente su prenotazione.

Questo servizio è stato realizzato in collaborazione con la rivista dell’editoriale Domus dedicata al fuoristrada. Un appuntamento mensile da non perdere. Pubblicata sul mensile DUERUOTE n° 61 del Maggio 2010.

Un reticolo misterioso, poco segnalato e ancor meno frequentato percorre questo territorio spesso selvaggio e spesso affascinante. Sono sentieri e mulattiere che raggiungono villaggi fantasme, si inerpicano sulle alture e ragalano vedute memorabili, scendono lungo il corso di torrenti impervi e sbucano presso tunnel abbandonati e resti di costruzioni ciclopiche.
Attraverso boschi silenziosi e approdano a baie nascoste.

Se le antiche miniere con i loro resti sono il pretesto per partire alla scoperta del territorio, la natura che ospita questo palcoscenico non è certo da meno, con la bellezza del suo mare, i colori e i profumi della macchia che stregano anche i motard più distratti. È la meta perfetta per chi ama il mare vero. Per quelli che agli hotel all’ultima moda e ai resort di interior design preferiscono una camera semplice ed essenziale a pochi passi dall’acqua, per chi ama scoprire le spiagge e le calette di una regione che ha mantenuto identità e radici. Non alla portata di tutti però. Molto spesso non ci sono indicazioni, il reticolo di sentieri appare piuttosto un labirinto o una pista lanciata nel nulla. Può capitare di sfiorare punti di grande interesse senza neppure immaginarselo e quasi sicuramente di perdersi. La cartografia esistente, assai scarsa e imprecisa, non riporta né le località minerarie abbandonate (tranne quelle sulla costa ristrutturate e aperte al turismo) né i sentieri.

Un posto da motociclisti

Per poter andare alla scoperta di questa zona risulta indispensabile una guida esperta, che conosca tanto il territorio quanto le esigenze dei motociclisti. Ed ecco la nostra soluzione.

Da qualche tempo a Gonnesa ha aperto un gradevole bed&breakfast dedicato ai motociclisti. Dispone inoltre di quattro moto e di tutta l’attrezzatura fuoristrada per equipaggiare altrettanti centauri. Il titolare, Andrea Piga, è la guida ideale per scoprire le bellezze nascoste del sulcis. Profondo conoscitore del territorio e appassionato fuoristradista, è capace di disegnare volta per volta percorsi adatti ai desideri e alla preparazione dei suoi clienti. Che si tratti di motociclisti esperti o neofiti curiosi, che siano arrivati con le proprie moto o che si appoggino al noleggio in loco, tutti torneranno a casa con una bella avventura sulle spalle. Un’esperienza assolutamente innovativa nella formula quanto piacevole nella sostanza.

Due avventure speciali

Ecco un paio di percorsi provati con mano. Quello del primo giorno è dedicato alla scoperta delle miniere dell’interno, un patrimonio molto vasto, ricco di possibilità a livello di itinerari, incredibilmente intrigante e, soprattutto, sconosciuto. Dopo il necessario briefing per dettare le regole da rispettare sia su strada sia fuori e la distribuzione delle attrezzature arriva il momento di prendere possesso delle moto. Sono HM Honda Easy 230 Enduro, molto facili, adatte anche ai principianti ma capaci di muoversi agilmente lungo i percorsi che ci aspettano. Lasciato il B&B si abbandona quasi immediatamente l’asfalto e si imbocca uno sterrato facile facile, giusto per prendere confidenza con i mezzi e scaldarsi un po’. Pochi minuti d’affiatamento con le moto e con il terreno poi, superate le prime case di Gonnesa, si comincia a salire e ad affrontare in tutta sicurezza sentieri mozzafiato, mulattiere dismesse, pietraie e tornantini tecnici.

Nel raggio di trenta chilometri si passa dalla sabbia alla roccia, alle montagne del complesso del Marganai, alle cascate di valle di Oridda (località Villaccidro), per poi attraversare il bosco di Sa Duchessa dove i lecci secolari fanno da cornice ai villaggi minerari dismessi come Arenas, Malacalzetta, Baueddu, per poi arrivare alla sorgente di Pubusinu (Fluminimaggiore), per un breve tardo si accarezza l’asfalto, ma poi è la volta di Sibiri, una delle vette più alte da scollinare. Arrivati in cima si può godere del panorama molto bello e variopinto che spazia dall’interno della Sardegna fino al mare e alle isole minori. La discesa dal costone è a dir poco emozionante ma- ci si accorge strada facendo- meno difficile di quanto non appaia dalla cima. Di nuovo in pianura si affrontano un paio di tornantini, prima di prendere un sentiero senza indicazioni che si ostina ad attraversare per innumerevoli volte il fiume Rosso, prima di arrivare a ridosso delle dune di sabbia fra le più alte d’Europa: quelle meravigliose di Piscinas, affacciate sul mare. Da qui, il ritorno è poco meno di un’ora d’asfalto lungo una costa tanto bella da togliere il fiato.

Nuraghe e miniere

Anche il secondo giorno una volta partiti dal B&B, si lascia l’asfalto e ci si lancia sullo sterrato. In soli sette chilometri raggiungiamo il complesso nuragico più grande della Sardegna, il nuraghe di Seruci, un complesso pentalobato con villaggio costituito da oltre cento capanne e tre tombe dei giganti. Dopo averlo ammirato (purtroppo solo da fuori visto che è completamente recintato) e dopo esserci lasciati rapire dal panorama stupendo che si domina dal sito s’imbocca una breve lingua d’asfalto che viene subito abbandonata per affrontare un tratto sabbioso molto tecnico lungo questa sezione del percorso, sia ai neofiti sia ai più esperti sembrerà di essere alla Parigi-Dakar invece che in Sardegna….

Sono cinque divertentissimi chilometri di sabbia con continui saliscendi, il tutto a ridosso del tratto di costa che va da Canale Trincas a Portopaglia (dove sorgeva l’antica tonnara). Il territorio è dominato dalla macchia mediterranea, punteggiato di ginepri secolari, lentischio e salvia e che, accarezzata dalla brezza di maestrale, riempie l’aria di una frangraza destinata a rimanere memorabile quanto l’avventura in moto.

Superata la spiaggia di mezzo si taglia verso l’interno per costeggiare e visitare la palude di Sa Masa, habitat naturale di folaghe, aironi e di una razza, protetta, unica in Sardegna: pollo sultano. E un attimo di pausa da dedicare al bird watching, che consente un breve riposo prima di affrontare l’arrampicata aerea lungo la mulattiera che conduce alla volta di monte San Giovanni. Salita ripida che permette di guadagnare la vetta, a 615 metri sul mare. Da questa balconata naturale gode di una vista incomparabile sulle isole di Sant’Antioco e San Pietro. Un bel sterrato consente di scendere in direzione di Nebida e poi sull’asfalto all’abitato di Masua con le case dei minatori adagiate in mezzo al verde su dislivelli protetti da massicciate di pietra e una piccola baia con una spiaggia che fronteggia l’imponente isolotto di Pan di Zucchero. La strada prosegue sterrata fino all’ingresso della miniera di Porto Flavia.

Il sito, visitabile, era un impianto per il trasporto di minerali, realizzato nel 1924 dall’ingegnere Cesare Vecelli (che gli diede il nome della sua primogenita, Flavia) per abbattere gli ingenti costi di trasporto di minerale estratto dalle miniere della zona. L’opera fu realizzata scavando la montagna per circa 600 metri; alla base di due gallerie sovrapposte, un nastro trasportatore riceveva i minerali dai depositi sotterranei, trasferendoli direttamente nella stiva delle navi da carico alla fonda. Di nuovo in moto, proseguendo oltre Masua, si percorre per un breve tratto la strada asfaltata e poi all’interno non più sul mare, un bello sterrato che passa per la miniera di Acquaresi fino a giungere, dopo circa otto chilometri, in località Scalittas, dove si trova il bivio per cala domestica, quest’ultima è considerata una delle più belle spiagge della Sardegna.

A soli due chilometri da qui si trova Buggerru, l’ultima tappa di questo splendido percorso. Ci aspetta la galleria Henry, la più importante struttura mineraria della zona. È posizionata 50 metri sopra l’abitato e attraversa per circa un chilometro la falesia a strapiombo sul mare, in un continuo alternarsi di piccolo tunnel e camminamenti all’aperto scolpiti nella roccia che offrono scorci superbi sullo strapiombo a mare. A questo punto non rimare che scegliere dove dormire. Si può tornare alla base di partenza o allungare di un migliaio di metri fino ai due chilometri e mezzo di quarzi granitici della spiaggia di Portixeddu. Qui ci si può fermare una notte all’hotel Sardus Pater dal quale si gode la miglior vista sulla spiaggia mentre si attacca un bel piatto di crostacei e frutti di mare freschissimi.

Testo e foto di Marco Santini.


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